trio
un bidone diventa un pomeriggio trasgressivo
11.09.2025 |
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"Un attimo di esitazione, poi la sua lingua, quella lingua incredibilmente abile, schizzò fuori..."
Quel pomeriggio avevamo appuntamento con una coppia conosciuta sul sito; nonostante al momento dell'appuntamento avessi mandato loro mandato diversi messaggi , tutti senza risposta, ci hanno dato "buca" tirandoci un bel bidone, poco male, io e Giovanna abbiamo giocato ugualmente.... siamo andati nella camera di un residence presa per l'occasione e abbiamo inziato i nostri giochi...L’amara delusione per la coppia fantasma si era già dissolta, evaporata nel fuoco che Giovanna e io portavamo dentro sin dal primo sguardo scambiato quella mattina. Il residence, anonimo e silenzioso, era già diventato il nostro teatro privato non appena varcata la soglia della stanza.
La porta non si era nemmeno chiusa alle nostre spalle che già le sue labbra erano sulle mie, voraci, mentre le sue mani frugavano febbrili la cintura dei miei pantaloni. Un gemito basso, un suono di pura bramosia, le uscì dalla gola quando finalmente afferrò il mio cazzo già duro attraverso la stoffa. "Ho bisogno di sentirti," mormorò, la sua timidezza quotidiana già un lontano ricordo, sepolta sotto l'istinto della sua altra personalità.
Si inginocchiò sul pavimento freddo senza esitazione, con una devozione che mi elettrizza ogni volta. I bottoni dei miei jeans cedettero, la cerniera sibilò. Affondò le dita nella mia biancheria, tirandola giù insieme ai pantaloni, liberando la mia erezione. Il suo sguardo, carico di un'adorazione lubrica, incrociò il mio per un istante prima che spalancasse quelle labbra carnose e mi avvolgesse con il caldo umido della sua bocca.
Era un'artista del profondo. La testa spariva, il naso si schiacciava contro il mio pube, mentre la sua gola si apriva per accogliermi senza un singolo riflesso. Le mie dita si intrecciarono nei suoi capelli, guidando non il ritmo – che conosceva già alla perfezione – ma l’intensità. Un susseguirsi di suoni umidi, di gemiti soffocati, di sguardi carichi di intesa ci riempì la stanza.
La trascinai sul letto. Si mise in ginocchio sul materasso, il suo culo generoso e magnificamente esposto verso di me, mentre lei si protendeva per continuare a succhiarmi con un’avidità senza fine. Presi il vibratore dalla borsa, lo accesi e sentii il suo brusio familiare. Senza preavviso, glielo premetti contro la fica, già bagnata e palpitante. Lei sobbalzò, un urlo mozzato dalla mia asta che le riempiva la gola, e poi affondò ancora più voracemente su di me, il suo corpo che ondeggiava tra le due stimolazioni, la bocca e la figa impegnate in una sinfonia di piacere.
Fu in quel momento, mentre la vedevo perdersi tra i miei cazzo e le vibrazioni del giocattolo, che l'idea prese forma. Un lampo di pura perversione. Presi il telefono e aprii il gruppo Telegram, quel covo di lupi solitari e frustrati. Il mio messaggio fu brutale, diretto: «Residence [...]. Il primo che arriva trova la mia troia in ginocchio, nuda, pronta a ingoiargli il cazzo. Niente discussioni. Solo azione.»
Il telefono impazzì. Notifiche a raffica. Scartai i titubanti, i rompicoglioni, quelli che chiedevano foto. Scelsi Mario. La sua risposta fu secca: «15 minuti. Parcheggio.»
Glieli contai. Al quattordicesimo, un messaggio: «Sono arrivato.»
«È arrivato il tuo spuntino, troia,» dissi, staccandomi da lei. I suoi occhi brillarono di eccitazione e sottomissione. La feci scendere dal letto e mettere in ginocchio sul cuscino che le posai per terra. Poi, la bendai. Un foulard di seta nera che annullava il mondo, lasciandole solo l'udito, il tatto e l'odore del sesso. La sua nudità era magnifica, offerta, in attesa.
Aprii la porta. Mario era esattamente come me l'aspettavo: un tipo normale, con gli occhi già glassati dall'eccitazione. Gli misi un dito sulle labbra e sussurrai, senza che Giovanna potesse sentire: «Spogliati. Subito. Entra, avvicinati a lei e glielo metti in bocca. Non dire una parola.»
Lui annuì, febbrile, liberandosi dei vestiti in un nanosecondo. Il suo cazzo era già eretto, notevolmente grosso, spesso e pulsante. Lo presi per un braccio e lo guidai verso la sagoma in ginocchio di Giovanna.
Vidi la sua mano tremante alzarsi, cercare a tentoni, e quando le dita incontrarono l'asta di Mario, sentii – più che vidi – il suo sussulto di sorpresa. Le sue dita si serrarono attorno alla circonferenza, misurandone la dimensione imponente. Un attimo di esitazione, poi la sua lingua, quella lingua incredibilmente abile, schizzò fuori. Iniziò a leccargli la cappella, lentamente, passando ogni millimetro del glande, raccogliendo la prima goccia di precum, esplorandone il frenulo con la punta.
Poi, come una boa che si apre, spalancò la bocca e lo ingoiò.
«Brava, troia,» dissi ad alta voce, la mia voce un ruggito possessivo. «Vedi che bel cazzo che ha Mario? È grosso, eh? Ti riempie bene la gola, puttana?»
Lei, con la bocca stipata, emise un gemito affermativo e annuì con veemenza, le sue tette che oscillavano al ritmo del pompino che stava già dando con una tecnica spietata.
«Ottimo! Allora continua, succhialo fino alle palle. Se sei brava, dopo ti scopo fino a farti urlare.»
La sua risposta fu un redoublement degli sforzi, un’oscenità di suoni bagnati che riempì la stanza. Mario gemette, già al limite. «Sta venendo, troia!» le ringhiai
Non fece in tempo a ritirarsi completamente. L’orgasmo di Mario esplose violento, una scarica copiosa di sborra calda che le schizzò sul viso, sul mento, sulle labbra, persino su una palpebra, sotto la benda. Lei sussultò, ma mantenne la bocca aperta, accogliendo le ultime pulsazioni sulla lingua.
«E adesso, troia,» ordinai, la voce roca per l’eccitazione, «puliscigli il cazzo con la lingua e con le mani, raccogli tutta la sua sborra dal tuo viso e leccati le dita. Non voglio che si sprechi nemmeno una goccia di quel liquore.»
La scena che seguì era di una pornografia sublime. Giovanna, bendata e imbrattata, si chinò in avanti e con la lingua lunga e piatta passò e ripassò sull’asta di Mario, che ancora tremava per gli spasimi del piacere. Poi, con le dita, raccolse meticolosamente lo sperma dalle sue guance, dal mento, e si portò le dita alla bocca, succhiandole con uno sguardo estatico di pura lussuria, come se stesse gustando il nettare più prelibato. Era la perfetta, insaziabile troia che sapevo essere.
Mario, intanto, sembrava sul punto di svenire, traballante. «Riesci a ripartire?» gli chiesi. Un cenno di sì, determinato.
«Bene. Adesso allora lecca la mia troia.»
Aiutai Giovanna ad alzarsi e la stesi sul letto, le gambe penzoloni dal bordo. Mario, con una devozione nuova, si inginocchiò tra le sue cosce, le divaricò con le mani e seppellì la faccia nella sua fica. La sua lingua si mosse con un entusiasmo da principiante, ma efficace. I gemiti di Giovanna ripresero, più alti, più disperati, mentre le sue mani si aggrappavano alle lenzuola.
Presi il mio cazzo, ancora lucido della sua saliva, e me lo puntai davanti alla bocca. «Aprì, puttana. Non smettere di godere mentre ti scopo la gola.»
Le infilai la mia asta tra le labbra mentre Mario continuava a divorarle la figa con la bocca. Era un tripudio di sensazioni per lei: la mia lunghezza in gola, la sua lingua sul clitoride, le dita di Mario che le spalancavano le labbra. Il suo corpo non era più suo, era un oggetto del nostro piacere condiviso.
Poi toccò a Mario. Lo feci mettere a pecora dietro di lei. Guidai il suo grosso cazzo verso l’ingresso bagnato di Giovanna. «Forza, fallo entrare tutto, sfondala con quel cazzone.»
La penetrazione fu un gemito lungo e profondo da parte di Giovanna. Mario iniziò a pompare, prima goffamente, poi trovando un ritmo potente e animalesco. Io mi misi di fronte a lei, e mentre Mario la scopava da dietro, lei non perse un colpo, prendendomi di nuovo in bocca, succhiandomi con una energia rinnovata, il suo viso che si contraeva a ogni spinta che riceveva da dietro.
«Ora,» sibilai, guardando Mario negli occhi, «voglio che la prendi nel culo. Tutto.»
Lui annuì, ebbe la prontezza di sputarsi sulla mano e di bagnarsi il cazzo e il suo buco stretto. Appoggiò la cappella all’orifizio. Giovanna irrigidì le spalle, un sussulto di sorpresa e forse un attimo di timore le fece trattenere il fiato. Poi, con una spinta decisa di Mario, lui entrò. Un grido strozzato le uscì dalla gola, subito soffocato dal mio cazzo. Poi, vide il cielo. Il suo corpo si rilassò completamente, abbandonandosi a quelle penetrazioni profonde e dilatanti, le sue contrazioni interne erano visibili mentre veniva inchiodata sul letto.
Finimmo con una doppia penetrazione. Sentendo che stavo per esplodere, mi ritirai dalla sua fica. «Aprí la bocca, puttana. Voglio inondarti.»
Le puntai il cazzo sul viso e le scaricai addosso una gettata calda e abbondante di sperma, che le schizzò di nuovo sul viso, nella bocca spalancata, sui capelli. Lei, nel mezzo del suo orgasmo, ansimava, ingoiava, e con le dita raccoglieva il mio sperma misto a quello di Mario per leccarselo via, in un'estasi di sottomissione e lussuria.
Mario, esausto, crollò su di lei.
Una giornata iniziata con un bidone era finita nel modo più trasgressivo e erotico possibile. Giovanna, la mia timida troia, aveva ancora una volta superato ogni fantasia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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